Pieve di Santo Stefano

La Pieve (dal latino “Plebes” cioè plebe, popolo) è il centro della vita religiosa di Candelara, ed è dedicata a Santo Stefano protomartire. Ha origini medioevali, tuttavia presenta i caratteri dell’architettura tardo gotica e una particolarissima pianta a croce greca. Come molte chiese antiche gli interni erano quasi completamente affrescati: oggi ne sono visibili alcuni esempi come il Santo Vescovo e San Giovanni Battista e il Matrimonio mistico di Santa Caterina D’Alessandria. I diversi quadri sono stati eseguiti da importanti artisti del pesarese, come la Madonna con bambino e santi Stefano e Donnino di Pompeo Morganti e la pala d’altare Santo Stefano e le anime del Purgatorio di Giovanni Venanzi. Fa eccezione la Madonna del Rosario del veneto Claudio Ridolfi, in cui una bellissima Vergine contornata da angeli domina la scena. Altre opere di pregevole valore artistico sono l’organo del 1700 ancora perfettamente funzionante e la Via Crucis la cui unica altra fusione è stata realizzata per il Vaticano.
Villa Almerici (ora Berloni)

Nel 1300-1400 la provincia di Pesaro fu teatro di diverse battaglie tra importanti famiglie locali, i Montefeltro e i Malatesti, per il dominio sul territorio: per questo sorsero molte costruzioni a scopo militare e di difesa, tra cui una torre di avvistamento a Candelara. Con la fine degli scontri la torre fu venduta all’importante famiglia degli Abati Olivieri che ne fece una residenza vacanziera. La villa conobbe il periodo di massimo splendore nel 1700, quando, su commissione dei nuovi proprietari, la famiglia Americi, venne restaurata dal famoso architetto Luigi Vanvitelli al quale si deve l’aggiunta delle strutture laterali che ricordano i bastioni delle rocche quattrocentesche. Successivamente la villa andò incontro ad un progressivo e lento degrado, raggiungendo l’apice durante la seconda guerra mondiale quando venne utilizzata come rifugio per gli sfollati e depredata di tutti i suoi arredi. Nel 1980 venne acquistata dalla famiglia Berloni e completamente risistemata, riarredata e restaurata, così da riportarla ai fasti di metà settecento. Gli arredi appartengono a epoche diverse, ma sono stati accostati in modo da creare un effetto il più possibile elegante e armonico. Oltre a vari pezzi d’antiquariato del 1600-1700, sono da ammirare le opere pittoriche, tra cui la Sibilla Cumana probabilmente attribuibile al Guercino.
